MASSIMO PIZZATO: Alcune domande sul SERINC5 e sulla ricerca che porterà a controllare HIV

Postato in eventi in Trentino

Abbiamo intervistato per voi Massimo Pizzato, ricercatore dell’Università di Trento che assieme al suo team ha scoperto l’esistenza di SERINC5, potente inibitore HIV

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 I presupposti da cui è nata la ricerca scientifica che ha portato alla scoperta del SERINC5 e che esiti ha dato:

Il primo elemento da cui partire è che solitamente un individuo un individuo sviluppa l’AIDS un paio di anni dopo aver contratto l’infezione con HIV. E’stato notato che in rari casi in cui HIV non è in grado di produrre una piccola proteina (chiamata Nef), l’infezione diventa asintomatica per molti anni. Nef quindi è un fattore importante nel determinare la malattia. La ricerca che abbiamo condotto è stata ispirata da questa evidenza ed è nata più in particolare da un’osservazione che è rimasta senza spiegazioni per 20 anni: quando il virus non ha la proteina Nef perde molta della sua capacità di infettare le cellule. Coltivando il virus in laboratorio, abbiamo scoperto che questa dipendenza da Nef è molto variabile quando si usano cellule diverse. Siamo quindi riusciti a capire che quello che determina tale dipendenza è una proteina cellulare (SERINC5) che si trova in quantità diverse in cellule diverse. Più SERINC5 è abbondante nelle cellule, più il virus ha bisogno di Nef. Abbiamo quindi dimostrato che SERINC5 è un potente inibitore di HIV e di altri retrovirus. Tuttavia, tutti questi virus hanno sviluppato al loro interno un loro antidoto (proprio come Nef) per aggirare l’inibizione causata da SERINC5. Quello che succede è che SERINC5, che normalmente si trova sulla superficie della cellula, si trasferisce sul virus ricoprendolo quando questo esce dalla cellula, e provocando la sua inattivazione. Nef e altre proteine simili contenute in questi virus hanno tuttavia la capacità di rimuovere SERINC5 dalla superficie della cellula evitando che il virus si ricopra di essa.

Per quanto ci ha lavorato?

Studio la proteina Nef da 15 anni. Ho cominciato quando ero ricercatore ad Harvard e mi sono portato questa ricerca passando di laboratorio in laboratorio, in USA, in Inghilterra, in Svizzera e infine approdando a Trento.

Possiamo dire che la proteina SERINC5 è una difesa naturale contro HIV?

Sì, lo possiamo dire, visto che SERINC5 è una proteina che è in grado di inibire HIV ed è codificata naturalmente dal nostro genoma. Per non creare aspettative errate, è però importante capire che HIV, proprio con la sua proteina Nef, può aggirare questa difesa. Tuttavia, abbiamo sperimentato che in presenza di quantità molto elevate di SERINC5, HIV può essere inibito anche quando Nef è presente, fornendo una speranza per un possibile utilizzo futuro di SERINC5 per fini terapeutici. Ma molto deve essere ancora capito per pensare di trasferire questo risultato in un paziente.

Cosa ne pensa della posizione di chi potrebbe dire che la vostra scoperta è una conferma di una presenza effettiva di un sistema naturale di difese, la cui attività fisiologica è in grado di proteggerci dagli attacchi patogenti molto meglio dei vaccini sintetici, considerati dannosi?

I vaccini, insieme agli antibiotici, sono la più grande scoperta fatta dall’umanità in ambito biomedico. I vaccini sintetici, e con questo intendo quei vaccini che non ricorrono all’utilizzo di un microorganismo intero nella loro formulazione, ma piuttosto di una proteina o un’atra molecola che deriva da quel microorganismo, sono generalmente i più sicuri. Se l’umanità ha la possibilità di debellare le malattie virali, questo è possibile solo grazie ai vaccini. Quando questi esistono e funzionano, è semplicemente assurdo, per non dire criminale, decidere di non usarli. Detto ciò, pur augurandomi che questo non sia il caso, ci sono agenti infettivi, tra cui HIV, per cui forse non sarà possibile sviluppare un vaccino. Per questi agenti bisogna studiare strategie alternative. SERINC5, insieme ad altre proteine scoperte negli ultimi 15 anni, è sicuramente parte di un sistema di immunità innata che tutti abbiamo dalla nascita e che contribuisce a proteggerci dalle infezioni. Potenziare questo sistema per renderlo più impenetrabile oppure studiarlo per generare farmaci che esercitino la stessa funzione è quello che vorremmo fare perché fornirebbe una strategia complementari alle terapie già esistenti.

 Com’è fare ricerca in Trentino e in Italia, rispetto al resto del mondo?

Per portare avanti una ricerca competitiva servono idee, un’organizzazione infrastrutturale efficiente e tanti soldi. L’ordine con cui elenco queste tre cose non è casuale. Le idee sono il germe di tutto e i soldi servono solo se il sistema infrastrutturale li fa rendere e non li fagocita. Se paragoniamo la ricerca del mondo anglosassone con quella dell’università media italiana, posso dire che in Italia non mancano assolutamente le idee. Manca piuttosto l’organizzazione prima ancora dei soldi (che mancano comunque!). Questo è evidente guardando anche alle cose più banali, che minano la competitività di chi lavora in Italia. Faccio un esempio. La ricerca procede a piccoli passi fatti giorno dopo giorno. A seconda dei risultati dell’esperimento che faccio oggi decido come fare l’esperimento di domani. Spesso però scopro che per l’esperimento di domani mi manca un reagente. Spesso si tratta di una cosa che non costa più di 50 Euro. Ma un acquisto, in un ente pubblico, è una procedura di una complessità indescrivibile, che richiede diversi livelli di preventivi, approvazioni, firme, controlli… questo può richiedere anche un mese, durante il quale la mia ricerca si deve fermare, mentre altrove continua. In USA o UK, infatti, questa cosa impiega non più di 24 ore. Moltiplichiamo questo per “n” volte e si capirà quale conseguenza questo può avere per la ricerca. E’ solo un esempio di come l’accanimento burocratico sia un fardello che caratterizza e rallenta il nostro paese. Però sono tornato in Italia perché a Trento ho trovato una mentalità e un’organizzazione che mi sono apparse da subito diverse da quelle che avevo conosciuto in precedenza. Anche se la burocrazia italiana resta un problema da cui è molto difficile svincolarsi anche a Trento, la volontà che ho trovato è quella di dare spazio ai ricercatori più motivati e di metterli nelle migliori condizioni possibili per sviluppare indipendentemente le loro idee. Questa sembra un’ovvia banalità, ma nel paese dei nepostismi e dei favoritismi che ti subordinano alla volontà di qualcuno piu in alto di te, non lo è affatto.

Quali saranno i prossimi passi della vostra ricerca? E come verranno condotti?

A partire dalla nostra scoperta, stiamo seguendo ora più strade. Prima di tutto stiamo cercando di capire come usare SERINC5 per sconfiggere il virus. Per fare questo dobbiamo capire come questa proteina agisce. Per cominciare dobbiamo individuare la parte di questa molecola importante per l’attività contro il virus. Nello stesso tempo vogliamo capire come il virus riesce ad aggirarla, così da poter sviluppare una strategia in grado di impedire ad HIV di farlo. Poi stiamo allargando i nostri studi ad altri virus, quali per esempio l’influenza, per capire quato trasversale sia l’attività di SERINC5. La ricerca diventa molto più efficace se si mettono insieme forze complementari. Dunque stiamo collaborando con laboratori in Inghilterra, Germania e USA per capire sempre più questo nuovo sistema di difesa cellulare.

Quest’anno sarà anche uno degli ospiti del TEDxTrento: di cosa parlerà nell’appuntamento del 28 novembre?

 Al TEDxTrento ripercorrerò il lungo percorso personale e le vicissitudini che poi hanno portato a questa scoperta. Spero che questo possa essere di stimolo e ispirazione per altri a seguire la propria passione senza esitazioni.

 

 

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