MORIRE DI ANTISEMITISMO A TRENTO: viaggio nella storia e nei luoghi del Simonino

Postato in eventi in Trentino

Un viaggio nella storia e nei luoghi del Simonino da Trento attraverso le fotografie di Giulia Porta; una storia che racconta di sangue, antisemitismo, persecuzione nonché una ferita mai del tutto rimarginata.

Iscrizione sinagoga

Pasqua 1475. Lo storico Gianni Gentilini racconta nel suo libro (qui il link) di “una città nelle Alpi, apparentemente tranquilla, che si appresta a festeggiare i riti della Pasqua. Il piccolo figlio di Andrea il conciapelli scompare improvvisamente, nonostante le affannose ricerche dei genitori e delle numerose persone coinvolte non se ne trova traccia.

Qualche settimana prima, durante la quaresima, un predicatore francescano aveva tuonato dal pulpito profetando che dagli ebrei sarebbe venuta una sciagura. La lotta contro l’usura era la giustificazione della sua accesa ostilità, ma le storie di ebrei malvagi pronti a compiere sacrilegi o a uccidere bambini erano già radicate nell’immaginario popolare.

Non passò molto e iniziò a serpeggiare l’idea che si dovesse indagare nella direzione della piccola comunità ebraica e della sua modesta sinagoga. Giunse però la spontanea denuncia di alcuni maggiorenti della comunità che una sera si recarono a dichiarare di aver rinvenuto il corpo esanime del piccolo nella derivazione di una roggia che attraverso una saracinesca portava direttamente l’acqua del fiume negli scantinati all’interno delle loro case.

Nonostante la collaborazione il loro arresto avvenne la sera stessa, con l’esclusione di donne e bambini, confinati nei loro domicili. Inizia così una vicenda processuale drammatica che ha visto finire torturati, uccisi e messi al rogo tutti i maschi della piccola comunità ebraica. Ogni cosa è stata meticolosamente registrata negli atti che ancora oggi parlano con dovizia di particolari della tragedia.

Portale S. Pietro

Questa è, in poche parole, la premessa del caso di Simone da Trento, conosciuto ai più come Simonino e venerato come beato dalla Chiesa cattolica fino al 1965. Isabella Bossi Fedrigotti, in un articolo apparso sul Corriere della Sera il 23 dicembre 2003 (qui il link) parla di “una delle più incredibili e longeve calunnie storiche di tutti i tempi (che) ebbe per teatro la città di Trento e neppure il bagno di sangue che pesantemente la segnò riuscì in qualche modo a disinnescarla. Risale al 1475, 23 marzo per la precisione, giovedì santo, giorno in cui si scatenò un pogrom che non solo privò per secoli la città di una comunità ebraica, ma infettò, come malattia, le terre confinanti.

I fatti – riassunti efficacemente nella voce dedicata al Simonino su Wikipedia – ricostruibili attraverso gli atti del processo istruito contro la locale comunità ebraica, andarono in questo modo. Un bambino di due anni e mezzo scomparve la sera del 23 marzo 1475, Giovedì santo, e fu ritrovato cadavere la domenica di Pasqua, nelle acque di una roggia, proprio vicino all’unica casa abitata dai quindici ebrei residenti a Trento, nella zona dell’attuale piazza della Mostra. In un clima di diffuso antisemitismo, infuocato dalle predicazioni del frate francescano Bernardino da Feltre, il principe-vescovo Giovanni Hinderbach sostenne con forza la tesi che il bimbo era stato vittima di un “omicidio rituale” perpetrato dalla locale comunità ebraica (finalizzato alla raccolta del sangue di un bambino da utilizzare per impastare il pane azzimo per la Pasqua ebraica).

I quindici ebrei presenti a Trento (il più giovane aveva quindici anni, il più vecchio novanta), presunti omicidi, furono torturati insistentemente per mesi sino a strappar loro una confessione, e quindi messi a morte con i supplizi in uso al tempo. Solo una donna, di nome Bruna, resistette più a lungo degli altri all’interrogatorio, ma si insistette tanto che la donna morì sotto tortura, confessando proprio in punto di morte e dichiarandosi pentita; fu quindi assolta dal peccato e sepolta in terra benedetta. Non servì a salvare gli ebrei il fatto che durante il processo – di cui si conservano gli atti – il legato di papa Sisto IV, chiamato dal vescovo per sovrintendere al processo, si fosse apertamente espresso contro l’infondata accusa agli ebrei. Lo stesso papa proibì subito di onorare Simonino come beato.

Statua Simonino

Nonostante le proibizioni pontificie, in virtù del talento organizzativo del principe vescovo, il culto di Simonino si diffuse presto non solo nel Trentino ma anche nei territori confinanti, così che lo stesso papa Sisto IV finì per dichiarare che il processo si era svolto correttamente. La Santa Sede ammise ufficialmente il culto locale di Simonino nel 1588 e concesse l’indulgenza plenaria a chi fosse andato in pellegrinaggio presso le reliquie il giorno dedicato a Simonino.

Il 22 febbraio 1755 la bolla papale Beatus Andreas di papa Benedetto XIV ribadiva la validità del processo, confermava la correttezza di dedicare a Simonino “pubblico culto” e riaffermava che il martirio era avvenuto per mano degli “ebrei in odio alla fede di Cristo”.

La devozione popolare si diffuse non solo nel Trentino ma anche in provincia di Brescia e non mancò di attribuire miracoli a Simonino e di invocarlo, specialmente a protezione dei fanciulli. Oltre all’annuale festa in onore del beato, ogni dieci anni si svolgeva una processione solenne con la salma di Simonino e dei simboli raffiguranti i presunti strumenti delle presunte torture subite da Simonino portati in corteo lungo le strade di Trento.

Il percorso di revisione critica della vicenda da parte della Chiesa – nel clima di apertura al dialogo interreligioso favorito dal Concilio Vaticano II – vide attivamente coinvolta l’arcidiocesi di Trento ed ebbe tra i più qualificati protagonisti lo storico mons. Iginio Rogger. I suoi studi sulle vicende processuali portarono nel 1965 l’arcivescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi, alla così detta “svolta del Simonino”, vale a dire la soppressione del culto e la rimozione della salma dalla chiesa di San Pietro che la ospitava, con la conseguente abolizione anche della tradizionale processione rituale per le vie di Trento con l’esposizione di presunti strumenti di tortura degli ebrei usati nel presunto rituale contro il piccolo Simone (strumenti di macelleria ed aghi per cavarne il sangue, dadi per estrarre a sorte i vari compiti, ecc.). La cancellazione del piccolo beato dall’elenco dei martiri non suscitò grandi rimostranze presso i fedeli, pur con alcune contestazioni della svolta espresse all’interno del mondo cattolico. La revisione della posizione della Chiesa portò ad una riconciliazione con la comunità ebraica che, dopo l’esecuzione delle sentenze capitali e le persecuzioni nei territori di dominio vescovile che seguirono il processo, aveva gettato il cherem (paragonabile all’interdetto della Chiesa cattolica) sull’intera città di Trento, nella quale non vi fu più dal 1475 all’era moderna né comunità ebraica né soggiorno di ebrei per espressa proibizione del Principe Vescovo.

Martirio Simonino

Ancora oggi, i luoghi del Simonino testimoniano l’impatto avuto da questa vicenda sulla storia della città di Trento. Dove sorgeva l’antica sinagoga, a Palazzo Salvadori in via Manci, resta un’iscrizione nell’adiacente vicolo dell’Adige che riporta, in italiano e in ebraico, la riconciliazione fra la città e la comunità ebraica. Eppure, pochi conoscono l’esatta ubicazione della “fu” sinagoga e ancora meno sono le persone che possono averla visitata. Si è vociferato per anni dell’interesse da parte di un fondo internazionale per l’acquisto dell’immobile al fine di “restituirlo” come luogo della memoria per la comunità ebraica, ma non se ne è fatto più nulla.

Restano invece la statua del Simonino nell’omonima via, i rilievi sul portale in legno della chiesa di San Pietro e due medaglioni, risalenti alla prima metà del Settecento, dipinti da Francesco Oradini; rappresentano il Martirio e la Gloria del Simonino e si trovano sulla facciata sempre di Palazzo Salvadori in via Manci, nel cui cortile era situata la cappella del XVII secolo dedicata al culto.

Gloria Simonino

 

Foto di Giulia Porta

 

Per approfondire:

G. Gentilini, Pasqua 1475. Antigiudaismo e lotta alle eresie: il caso di Simonino, 2007, Medusa edizioni
A. Bertoluzza, Due innocenti nella storia di Trento : il Simonino e gli ebrei : la prima narrazione storica dopo la soppressione del culto del Simonino, 1996, Dossi Edizioni
Video: Simonino : 1475, Trento e gli ebrei, Istituto Trentino di Cultura

The post MORIRE DI ANTISEMITISMO A TRENTO: viaggio nella storia e nei luoghi del Simonino appeared first on Trento Blog.

Read more http://bit.ly/20iZlrK

Newsletter

Orario d'apertura

Aperto tutti i giorni

dalle 18.30-00.00

giorno di riposo: martedì e domenica

A pranzo su richiesta

richiesta di prenotazione

Officina del Gusto

logo OTT

presidi e alleanza

Logo def SVT trasparenza

LOGO ECORSISTORAZIONE