PRIMI IN PRIMA Tra aspettative dei genitori e diritti dei bambini

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PRIMI IN PRIMA Tra aspettative dei genitori e diritti dei bambini Fine gennaio; le decorazioni natalizie sono state ormai archiviate da tempo e arriva l’ora dell’iscrizione alla scuola elementare.
Ma lo sapevate che l’iscrizione è obbligatoria solo per i bambini nati dal 1 gennaio al 30 luglio e che è invece facoltativa per quelli dal 1 agosto al 31 dicembre?

No? Però scommetto che sapete perfettamente cosa significa il termine primino.
Il primino è un bambino che inizia la scuola elementare con un anno di anticipo rispetto ai suoi coetanei.

La cosa mi ha incuriosito abbastanza da porre la domanda ai miei amici “virtuali”: favorevoli o contrari all’inizio della scuola anticipato?
I pareri delle mamme che hanno fatto in passato questa scelta sono discordanti, alcune parlano di scelta giusta e ragionata, ma la maggior parte lamenta un errore di giudizio: o i bambini hanno avuto forti problemi a tenere il passo con bambini più grandi di loro, o hanno avuto difficoltà a integrarsi nei gruppi, già formati, dei loro coetanei per le attività del pomeriggio.

Insegnanti di materna e elementari, seguendo la loro esperienza, si dicono contrarie.
Ho chiesto a una psicologa che ho avuto il piacere di conoscere, Antonietta Vescovo (specializzata in psicologia dello sviluppo e della comunicazione), cosa ne pensava di questa “mania” di anticipare l’ingresso a scuola: “Io penso che non ci sia una risposta generica su questo tema, molto dipende dal singolo bambino, dalla sua famiglia e in generale dalle motivazioni che hanno condotto a questa decisione.

Credo che al momento attuale ci sia molta fretta di far crescere i nostri figli, molta voglia di vedere che sono i primi, i più bravi a fare tutto anche prima del tempo… però attenzione, perché questi desideri spesso sono più dei genitori che dei figli stessi e si può rischiare di andare incontro a delusioni nel momento in cui i risultati non corrispondono alle aspettative… e da qui può aumentare la frustrazione reciproca di genitori e figli, gli uni impegnati sempre più a spronare i figli a fare meglio, gli altri impauriti e delusi di fronte ad eventuali fallimenti.

Credo che sia importante valutare l’esperienza del figlio nel corso degli anni della materna, il consiglio delle insegnanti sia attuali che future e soprattutto coinvolgere il bambino in questo tipo di scelta, che non vuol dire far decidere a lui (sarebbe una responsabilità troppo grande per la sua età!), ma fargli capire il significato di questa eventuale esperienza e cercare di capire se può essere interessante.

Il senso dovrebbe essere quello di offrirgli degli stimoli adeguati alla sua personalità e al suo stile di apprendimento (ci sono bambini che appaiono già naturalmente proiettati verso stadi successivi di sviluppo e magari gli stimoli offerti dalla materna potrebbero risultare insufficienti).
Sicuramente non bisogna passare il messaggio che siccome tu sei più intelligente degli altri ti mando a scuola un anno prima: sarebbe una inutile fonte di ansia.”

Ma allora perché sempre più bambini iniziano la scuola in anticipo?
Le motivazioni dei genitori sono più o meno sempre le stesse: “mio figlio è molto intelligente, è avanti rispetto ai suoi compagni, un altro anno di scuola materna sarebbe per lui una noia mortale”.

Io non riesco a vederla così, dietro questa scelta non posso che vedere un modo di esaltare l’ego dei genitori, dovremmo ricordarci che un bambino ha il diritto di giocare, e che, non solo perché conosce l’alfabeto o perché riesce a fare semplici operazioni matematiche significa che è pronto per intraprendere questo importante passo. Dal punto di vista emotivo potrebbe essere invece acerbo, e l’inevitabile competizione con bambini più grandi di lui potrebbe minare profondamente la sua autostima.

L’inizio della scuola è un traguardo importante. Ogni bambino dovrebbe avere il diritto di fare il grande passo nel momento in cui è pronto, senza ansia e senza imposizioni. Un bambino, particolarmente maturo deve poter andare a scuola in anticipo, ma allo stesso modo un bambino che ancora non è pronto ad abbandonare il tempo dei giochi dovrebbe avere il diritto di posticipare; ma questo purtroppo, raramente succede.

Stefania D’Elia

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